BLANCHIOlivicoltura
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Il luogo

Fara in Sabina.

Tra la valle del Tevere e i monti Lucretili, Fara in Sabina è olio da millenni. Qui l’olivo non è paesaggio: è economia, memoria e sapore — e la ragione per cui restiamo.

Il microclima sabino — giornate calde, notti fresche, venti asciutti che scendono dai Lucretili — dona olive concentrate e oli dal profilo verde, amaro e piccante, mai stucchevoli. I suoli calcarei, sassosi, poveri di humus, e i terrazzamenti a secco costringono le piante a radicare in profondità. È una terra magra, che non perdona l’ingordigia e premia chi accetta di faticare.

In questi oliveti le cultivar non sono un catalogo da laboratorio. Sono alberi piantati dai nonni, innesti, filari misti come si usava quando ogni pianta aveva un compito: chi impollina, chi dà grasso, chi dà carattere. La Carboncella è la voce della Sabina. Accanto a lei Frantoio, Leccino, Raja e Pendolino compongono il nostro blend — o, in annate fortunate, un monocultivar da degustazione. Tutto nasce qui, a Fara in Sabina.

Una tradizione più antica del nostro cognome

La Sabina è una delle terre olivicole più antiche d’Italia. L’olivo qui non arriva con le mode del Novecento: è coltura romana, medievale, contadina. I terrazzamenti a secco, i frantoi di paese, l’olio conservato in orci e usato come paga, medicina e condimento: questo è il sostrato da cui veniamo. Fara in Sabina sta in quel disegno — colline esposte, pietra, alberi bassi e larghi, raccolte fatte in famiglia.

La tradizione ci ha insegnato tre cose che non abbiamo cambiato: si raccoglie quando l’oliva lo dice, non quando conviene al mercato; si porta in frantoio in giornata; non si mescolano partite che non si conoscono. Il resto — il biologico certificato, l’acciaio, il decanter — è arrivato dopo, per essere all’altezza di quel sapere, non per sostituirlo.

Le cultivar dei nostri oliveti

Cinque voci, un paesaggio. Nel Classico stanno insieme. Nella Carboncella in purezza, una sola parla.

Autoctona sabina

Carboncella

Cicoria · mandorla amara · erbe balsamiche · piccante lungo

La Carboncella è l’oliva identitaria di Fara in Sabina: piccola, ricca, resistente alla siccità e ai suoli magri. I nonni la piantavano perché “tiene”, anche negli anni asciutti. L’olio è intenso, balsamico, con un amaro nobile e un piccante che resta. Non è un extravergine da far sparire nel soffritto: chiede di essere assaggiato a crudo. È la spina dorsale del nostro blend e, in purezza, il monocultivar che imbottigliamo in pochi litri.

Struttura del blend

Frantoio

Erbe · carciofo · amaro nobile · persistenza

Il Frantoio, arrivato in Sabina dalle tradizioni del centro Italia, dà corpo e lunghezza. Sui nostri colli resta verde, mai stucchevole: erbe, carciofo, un amaro che tiene il sorso. Nel Classico fa da ossatura: tiene insieme la potenza della Carboncella e la morbidezza del Leccino. Senza di lui il blend sarebbe più corto, più stretto.

Equilibrio e adattabilità

Leccino

Mandorla · mela · ingresso morbido · chiusura pulita

Il Leccino è la cultivar più rustica e precoce. Matura un poco prima, sopporta meglio il freddo, e nell’olio porta eleganza: mandorla, mela, un ingresso più dolce. Non è debolezza: è misura. In un territorio che tende all’intenso, il Leccino impedisce che l’extravergine diventi solo piccante. È la ragione per cui il Classico si può usare ogni giorno, non solo sulla bruschetta.

Presenza locale

Raja

Note verdi · erbe di campo · finale pulito

La Raja è una presenza sabina meno raccontata nei libri, ma viva nei filari vecchi. Pianta di oliveti misti, dà oli verdi, netti, dal finale pulito. Non la coltiviamo per moda: la teniamo perché appartiene a questa collina, e nel blend aggiunge una nota di campo che le cultivar più “nazionali” da sole non hanno.

Impollinatore

Pendolino

Voce sottile · verde chiaro · servizio al frutteto

Il Pendolino, nei nostri oliveti, serve prima di tutto gli altri: è l’impollinatore che fa sì che Carboncella, Frantoio e Leccino allegano. L’olio, in piccola parte, entra nel blend con una voce sottile e verde. Senza di lui il frutteto produce di meno — un dettaglio di tradizione agronomica che nessun additivo in frantoio può sostituire.

La Sabina è terra di Denominazione di Origine Protetta: un riconoscimento che nasce proprio da questo paesaggio, da queste cultivar, da questo modo di fare olio. I nostri extravergine nascono a Fara in Sabina; in etichetta indichiamo origine, cultivar e campagna olearia, lotto per lotto.