BLANCHIOlivicoltura
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Tre generazioni

Blanchi, da Fara in Sabina.

Siamo una famiglia di olivicoltori. L’azienda è del 2006; la terra, da tre generazioni. Non inseguiamo volumi: inseguiamo un extravergine che parli del nostro colle, dell’annata, e di un lavoro fatto senza fretta — perché solo così può essere il più buono.

Sempre

Vicini alla terra

Prima del marchio c’era già la famiglia: tre generazioni a Fara in Sabina, gli stessi alberi, lo stesso modo di stare in collina.

2006

Nasce l’azienda

L’olio della casa diventa azienda. Stessa terra, stesso nome, la decisione di portarlo fuori dalla famiglia — con il rigore che merita.

Bio

La scelta biologica

Niente diserbanti, niente forzature. Una scelta scomoda: produrre di meno, e un extravergine all’altezza degli alberi.

Oggi

Lo stesso obiettivo

Braccio meccanico, spremitura a freddo, filtraggio EVO e stoccaggio sotto azoto: l’olio biologico di Fara in Sabina più buono al mondo.

Gli oliveti Blanchi si affacciano sulle colline di Fara in Sabina, a pochi chilometri da Roma eppure lontani dal rumore. Alcuni alberi hanno più di cent’anni; altri li abbiamo piantati noi, scegliendo Carboncella, Frantoio, Leccino, Raja e Pendolino — le cultivar che qui hanno sempre avuto voce.

Prima dell’azienda c’era già la famiglia. Da tre generazioni siamo vicini a questa terra: l’olio era cibo, scambio, orgoglio — si conservava in orci, si misurava l’anno. Non c’era un marchio, c’era una collina da far vivere. Quella collina è ancora la nostra: gli stessi muri a secco, lo stesso vento asciutto, la stessa ostinazione.

Nel 2006 l’olio della casa diventa azienda. Stessa terra, stesso nome, la decisione di portarlo fuori dal focolare con il rigore che merita: biologico, tracciabile, in bottiglia. Non è un inizio dal niente. È il momento in cui un sapere di famiglia prende forma pubblica.

La tradizione

In Sabina l’olivo non è un mestiere recente.

Questa terra è olio da millenni. Prima di noi c’erano già terrazzamenti, frantoi a pietra, e un sapere che si passava a voce: quando potare, quando aspettare, quando l’oliva è pronta. I Romani scrivevano della Sabina come di una delle terre oleose del Lazio; i muri a secco che ancora reggono i nostri filari sono lo stesso gesto, ripetuto per secoli: trattenere la collina, dare all’albero un palmo di suolo, non chiedere più di quanto la pietra può dare.

La raccolta è sempre stata un rito familiare. Si partiva all’alba, si stendevano le reti, si parlava poco. L’olio dell’anno era la scorta dell’inverno, il condimento di ogni zuppa, il dono che si portava a chi stava male. In frantoio si aspettava il proprio turno: il rumore delle molazze, l’odore verde della pasta, il primo filo d’olio sul pane. Quel pane con l’olio nuovo è ancora il modo in cui giudichiamo un’annata — prima di ogni analisi.

La tradizione, per noi, non è un costume da mostrare. È la disciplina che abbiamo ereditato: non forzare la pianta, non mischiare le olive di giorni diversi, non vendere ciò che non berremmo in casa. Il biologico e il frantoio a ciclo continuo non tradiscono quel sapere: lo rendono più rigoroso. La tecnologia serve a non perdere ciò che la tradizione ha già deciso — il carattere di questa collina.

Perché il biologico vale la fatica

Senza chimica di sintesi il suolo resta vivo, le piante più lente, le olive più concentrate. È un olio che costa di più da fare e di meno da spiegare: sa di cicoria, di mandorla, di verde. Sa di questa collina. Chi lo assaggia capisce perché non torniamo indietro.

Il biologico, per noi, non è una moda. È il modo più onesto di restare fedeli a quella terra. Niente diserbanti, niente concimi di sintesi, niente insetticidi di convenienza. Solo potatura, erba, compost, e il ritmo delle stagioni. Chi produce così sa che i litri sono meno. E che l’olio, così, è all’altezza degli alberi.

Oggi in frantoio lavoriamo a freddo, a ciclo continuo, entro poche ore dalla raccolta. Ogni partita viene assaggiata. Imbottigliamo in vetro scuro, in azienda, con il nome di chi ha seguito l’olio dal campo alla bottiglia. L’obiettivo non è cambiato: l’olio biologico di Fara in Sabina più buono al mondo.

Un grande olio non si inventa in cantina. Si decide a ottobre, sotto gli alberi, quando l’oliva è ancora viva — e si merita tutta la fatica che viene dopo.

— la famiglia Blanchi